martedì 25 marzo 2008

Mozzarella di bufala, Tampieri: allarmi infondati, c’è di peggio

Roma, 25 mar (Velino) - Un allarme quello della diossina nella mozzarella di bufala campana, le cui grida sono arrivate fino al Giappone con Tokyo che sta vagliando in queste ore se bloccare l'import del famoso alimento campano. E le conseguenze economiche e sociali per l’intero comparto, compreso l'impatto sul turismo, sono inevitabili. E mentre i carabinieri del Noe e del Nas sequestravano nei giorni scorsi alcuni campioni di latte e di mozzarella nell’agro casertano per controllare la quantità della pericolosa sostanza nelle bufale e nel latte, la Corea del Sud (che nel solo 2007 ha mosso un giro d'affari legato all'import del made in Italy alimentare pari a 2.538 mld di euro) già decideva di interrompere le importazioni di mozzarelle italiane. Un bando, quello coreano, che al ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Paolo De Castro era già parso eccessivo. “Anche perché i prodotti su cui è stata rilevata la contaminazione potrebbero non essere italiani oppure essere stati reimportati attraverso altri stati”, ha spiegato il ministro nel dichiarare che “sono già stati avviati, da parte del dicastero, i contatti con Seul per fare chiarezza sulla vicenda”. E secondo il sottosegretario alle Politiche agricole Guido Tampieri si tratta di allarmismo più che di allarme. E si rischia di creare sovrapposizioni erronee in grado di compromettere seriamente l’intero settore e l’immagine dei prodotti italiani all’estero. “Non c’è proporzione tra il grido d’allarme lanciato e il reale stato delle cose”, spiega al VELINO. “Sono sicuro di poter affermare che il 99 per cento della mozzarella di bufala Dop è fuori da ogni rischio per i consumatori”.

Secondo Tampieri la mozzarella di bufala campana è entrata in un vortice mediatico che ha creato delle pericolose sovrapposizioni. “Nel giro di poco tempo – spiega – si sono verificati una serie di eventi negativi che hanno provocato una suggestione generale nei consumatori sia italiani che stranieri”. E il primo evento è stato quello di poco più di un mese fa relativo alla brucellosi, e sul quale il ministero ha preso già provvedimenti “sebbene non ci siano stati rischi per i consumatori”, precisa Tampieri. Poi l’emergenza rifiuti e infine l’allarme diossina. “La diossina nella mozzarella non è assolutamente determinata dall’emergenza rifiuti – tiene a precisare Tampieri. “La verità è che ogni problema legato alla regione Campania viene riflesso automaticamente sul prodotto simbolo della regione. L’allarme diossina sulla mozzarella di bufala non ha ragione di essere anche perché i controlli vengono svolti periodicamente su tutta la produzione Dop”. E proprio per dare maggiore certezze ai consumatori la regione Campania sta lavorando per porre un ulteriore certificazione sulla mozzarella rispetto agli altri prodotti Dop italiani.

“Stiamo lavorando insieme ai produttori per recuperare l’immagine perduta in questi ultimi mesi”, prosegue Tampieri. Una specie di campagna promozionale quindi per ridare lustro al famoso prodotto italiano. “Ora si è fermato tutto a causa della campagna elettorale ma credo che sia in ogni caso poco producente fare semplice pubblicità”. Secondo Tampieri si deve lavorare invece per sovvertire i timori nel punto da cui sono partiti e per fare questo occorrono prove scientifiche. “Si tratta di attestare ciò che c’è e che non c’è realmente nella mozzarella di bufala e mettere i risultati agli occhi di tutti”. Meno parole e maggiore chiarezza scientifica quindi. Questa la ricetta per far rientrare l’allarme diossina – brucellosi – rifiuti legato alla mozzarella. E si può iniziare proprio da una maggiore informazione a proposito della reale mappa dei siti nazionali ritenuti a rischio diossina. “La questione della Campania riguarda solo l’un per cento del territorio nazionale. Se i consumatori avessero sotto gli occhi la mappa dei siti italiani a rischio diossina, si renderebbero conto dell’enfasi esagerata che è stata data alla questione della mozzarella. E sono sicuro – conclude - che i coreani possono consumare con tranquillità i nostri prodotti campani, sicuramente molto migliori, dal punto di vista della salubrità, di quelli che consumano tradizionalmente”.
(Edoardo Spera) 25 mar 2008 13:51

fonte: ilvelino.it

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