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lunedì 7 aprile 2008

Il Sud dopo la monnezzarella

Con il rischio che la questione “monnezzarella” pregiudicasse le ambizioni di Milano ad ospitare l’Expo 2015 e potesse rappresentare, per la Cina ed altri paesi, un facile argomento protezionista ai danni della nostra produzione alimentare, abbiamo giustamente levato gli scudi (con tanto di sostegno papale) in difesa di un autentico capolavoro italiano. Ma abbiamo forse perso di vista un dato: che la contaminazione da diossina del latte di certe bufale non era certo una bufala. E’ accaduto davvero. Chi scrive è nato e cresciuto in provincia di Salerno (una delle aree più “mozzarellare” della Campania) e se ne guarderebbe bene dal generalizzare. Ma in 83 allevamenti la monnezza ha contaminato la mozzarella. Son pochissimi, ma sono tanti. Non c’è rassicurazione ministeriale che tenga: in un Paese in cui la mucca pazza inglese e l’aviaria asiatica determinarono vere psicosi collettive, come non comprendere la diffidenza con la quale i consumatori stranieri (e non solo) guarderanno alla mozzarella campana? Al di là delle reali conseguenze, la vicenda in sé rappresenta la cifra del livello di degrado sociale, culturale, economico e istituzionale cui è giunta la Campania.
Con l’aggravante che non tutti, nel mondo, distinguono tra nord e sud della penisola. Le responsabilità di una parte del Paese si riversano drammaticamente su tutto il resto.

Napoli, la Campania e - per ragioni diverse dalla monezza ma non meno gravi - una parte consistente del Sud non sono un freno allo sviluppo del paese: sono ormai un cancro. Non c’è sussidio pubblico, contributo europeo, credito d’imposta che possa curare la malattia: il Mezzogiorno necessita di interventi straordinari di tutela della legalità e dell’ordine pubblico, ai quali si deve accompagnare una massiccia iniezione di libertà economica, la riduzione del peso della politica nella società e un consistente ridimensionamento dell’area dell’assistenza pubblica, il miglioramento del livello qualitativo dell’istruzione e della formazione. Ci vogliono più Legge ma meno leggi, meno intermediazione politica e meno stato sociale, meno dipendenti e para-dipendenti pubblici, più poliziotti in strada, scuole migliori. Mai più lo Stato ripiani il debito sanitario delle regioni inefficienti, mai più riconosca contributi a pioggia, mai più inviti altre regioni ad accogliere i rifiuti campani.

Non è un appello all’egoismo: solo un Meridione “abbandonato” a sé stesso e alle proprie responsabilità può avere qualche chance di rinascita. In caso contrario, nulla ci assicura che il razzismo anti-meridionale e gli istinti secessionisti riprendano vigore.
Ordine e istruzione anziché assistenza. Quanto avrebbe fruttato, in termini di legalità, investire svariati miliardi di euro in politiche di contrasto del malaffare e della criminalità anziché saldare il conto sanitario a Sicilia e Campania? E quanto frutterebbe usare le risorse, oggi sprecate per “occupare” 17mila guardie ambientali calabresi, per interventi di formazione di giovani lavoratori?

Il prossimo governo “offra” ai cittadini meridionali – ma, in realtà, a tutto il paese – questo scambio vantaggioso. In più, lanci al mondo un potente messaggio: chi investe al Sud, non paga tassa (si veda, a tal proposito, la sezione del Manuale delle Riforme dell’Istituto Bruno Leoni curata da scrive). In termini finanziari, non costerebbe moltissimo: il gettito Ires proveniente da tutte le regioni meridionali, comprese Abruzzo e Molise, è inferiore a 4 miliardi di euro. Molte di queste risorse potrebbero essere compensate dall’abolizione di contributi e trattamenti di maggior favore fiscale.
Lo Stato rinunci alle tasse sulle imprese del Sud, in cambio abbandoni gli interventi di microgestione e la pretesa di un rilancio “assistito” del Sud. Misure di poco conto? Se i lettori dell’Economist o del Wall Street Journal leggessero “Southern Italy: no corporate tax”, forse dimenticherebbero i cumuli di immondizia e la mozzarella alla diossina.

fonte:epistemes.org

sabato 5 aprile 2008

Campania, mozzarella di bufala: tempi rapidi per i test sulla diossina

I test per la diossina sulla mozzarella campana entrano nel vivo e i ministri della Salute, Livia Turco, e delle Politiche agricole, Paolo De Castro, con l´assessore alle Attività produttive della Campania, Andrea Cozzolino, scrivono una lettera aperta ai produttori: “Cari allevatori e produttori, state tranquilli. I controlli sul latte di bufala saranno veloci. I risultati per Caserta, Napoli e Avellino si avranno i primi giorni della prossima settimana. E, soprattutto, la filiera non sarà interrotta”.

Il clima è però molto incerto per la disinformazione e per l'incertezza di cosa fare, in attesa dei test e dopo il "blocco parziale" imposta alla produzione.

Prendere latte da altre Regioni e così poter commercializzare tranquillamente? Sulle vendite c'è un leggero miglioramento: si parla di un aumento del 3,1 per cento, dopo il calo del 9,6 per cento fatto registrare a fine marzo.

Intanto in azione ci sono centinaia di uomini, tra carabinieri e veterinari dell´Asl .
La mozzarella dop campana
La mozzarella dop campana

Sono iniziati i controlli straordinari in 600 aziende campane. Ma senza divise per non spaventare produttori e clienti. E' ormai da settimane che l'incubo “diossina” dura, con il crollo delle vendite. Ma intanto il latte va munto e messo nei bidoni e nelle celle frigorifere ormai sature.

I ministri rassicurano sui tempi. Parlano di margini di “flessibilità sufficienti a dare continuità operativa alla filiera coerentemente ai tempi ristretti necessari all´ottenimento dei risultati dei controlli e alla successiva regolarizzazione delle condizioni di mercato. Il prodotto sottoposto a controllo può essere comunque lavorato e stoccato seguendo precisi criteri di rintracciabilità”.


Per questo motivo “non vi sono motivi legati direttamente al piano dei controlli che impediscano il ritiro del prodotto degli allevamenti soggetti al controllo durante i giorni di attesa dei responsi analitici”.

Così per i produttori "rimane possibile assicurare la continuità operativa degli impianti attraverso l´utilizzo del latte proveniente da aree ed allevamenti non soggetti ai controlli o per i quali sia già stato ottenuto il riscontro favorevole".

fonte: ecostiera.it

domenica 30 marzo 2008

Campania, scatta il piano anti-diossina per la mozzarella di bufala. E la Cina impone la quarantena

Un piano anti-diossina per la mozzarella della Campania. Parte il programma straordinario concordato tra ministero della Salute e Unione europea per far fronte a questa crisi che ha colpito l'intero settore, con tracollo delle vendite.

Previsti controlli in tutti i caseifici delle province di Caserta, Avellino e Napoli che trattano latte di bufala. Sono circa 400. Ci sarà il divieto di commercializzare il latte fino all´esito finale e un´analisi epidemiologica per individuare esattamente l´estensione del fenomeno.

Questo piano parte proprio nel giorno in cui Cina e Singapore annunciano lo stop alle importazioni di mozzarella italiana. Un altro colpo all'immagine, dopo gli altri blocchi alle frontiere. Il divieto, riferito dall´agenzia ufficiale Nuova Cina, “ è stato deciso dall´Amministrazione generale della quarantena”.

Stessa cosa è stata seguita da Singapore.

Insorgono le associazioni di categoria: la Coldiretti chiama questa quarantena una “beffa”, Confagricoltura parla di “atto unilaterale” e la Cia-Confederazione sposta l´attenzione sulle esportazioni cinesi con i suoi “prodotti taroccati” che hanno invaso l'Italia.
Un casaro all'opera
Un casaro all'opera

Il programma straordinario del ministero della Salute, concordato con i servizi della Commissione Ue, ha definito così un piano straordinario per la ricerca delle diossine.

Il programma si compone di due fasi.

La prima fase consiste in un controllo ufficiale su tutti i caseifici, divieto di commercializzazione del latte e dei relativi prodotti fino ad esito favorevole delle analisi. In caso di esito sfavorevole, si procederà al prelievo di latte nei singoli allevamenti il cui latte faceva parte del campione. Questi allevamenti non potranno conferire latte fino all´esito favorevole delle analisi. Inoltre, si procederà al controllo anche nelle aziende limitrofe, nel raggio di 3 chilometri.

Tutti i risultati delle analisi effettuate saranno messi a disposizione della Commissione entro metà aprile.

Conclusa la prima fase si procederà, con lo stesso approccio, al controllo dei caseifici ubicati nelle province di Benevento (25 caseifici) e Salerno (185 caseifici). I risultati di questi ulteriori controlli saranno comunicati alla Commissione entro il 25 aprile.

Nella seconda fase, una volta disponibili i risultati analitici, sarà fatta una analisi epidemiologica per la individuazione della estensione del fenomeno, e sarà resa disponibile una mappa rappresentativa della situazione, in modo da poter procedere ad eventuali ulteriori controlli.

Saranno presi in considerazione anche i dati storici, raccolti dal 2003 ad oggi. Una volta individuate le zone a rischio, si procederà ad un controllo su tutti gli allevamenti.
Un allevamento di bufale
Un allevamento di bufale

“Lo stop prudenziale di Cina e Singapore all´importazione di mozzarella di Bufala campana, agisce sul nulla – dichiara Andrea Cozzolino, assessore regionale all'agricoltura - È assolutamente marginale, infatti, la quantità di prodotto campano Dop che è possibile trovare nelle principali città cinesi”. Intanto l'immagine è al tracollo, così come le vendite.

Anche il Consorzio per la tutela della mozzarella Dop campana attacca e spiega che in realtà non si esporta in questi Paesi:

“Non esportiamo in Cina. Finora siamo ancora alla fase promozionale: in sostanza abbiamo portato un pò di mozzarella in Cina per fargliela assaggiare. Abbiamo stabilito dei contatti promozionali per aprire quella importante frontiera, anche attraverso iniziative di colore, come i casi di nostri caseifici che utilizzavano latte cinese. Pechino impone una quarantena di ben tre settimane alle nostre mozzarelle e a tutti i formaggi freschi a pasta filata italiani. Il che evidentemente non si può fare, andrebbero tutte a male. Le dogane cinesi, di fatto, per noi erano già chiuse”.

Campania, mozzarella di bufala: danni per 30 milioni di euro. E ora si parla di allarmismi


Dopo i rifiuti, ora la diossina. Il made in Campania si ferma alle dogane

fonte: ecostiera.it

martedì 25 marzo 2008

Mozzarelle di bufala alla diossina, sequestri nel casertano

Caseifici e allevamenti di bestiame bufalini in provincia di Caserta e Napoli nel mirino dei Carabinieri del Noe e del Nas. Su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, gli uomini dell’Arma hanno dato vita all’ispezione di 25 caseifici e 60 allevamenti di bufale con lo scopo di verificare il contenuto di diossina riscontrato in analisi di laboratorio svolte su campioni di mozzarelle prodotti nell'agro casertano. Sequestrati diversi prodotti caseari.

Sembra che l’operazione, alla quale hanno preso parte 400 militari dell'Arma Territoriale, del Noe e del Nas, sia scattata in seguito ai risultati delle analisi delle Ausl, che mostravano presenza di diossina nei campioni per 6 picogrammi contro il limite di 3 fissato dalla legge. A quanto pare, però, diversi allevatori hanno continuato a conferire latte ai caseifici.

La Procura vuole capire se i titolari degli allevamenti di bufale non fossero effettivamente a conoscenza degli esiti delle analisi e perchè la produzione non sia stata inibita dalle autorità preposte. Inoltre i consulenti tecnici dei magistrati dovranno accertare se il latte usato dai caseifici contenga diossina.

fonte:romagnaoggi.it

Diossina nel latte, è allarme

I carbinieri del Noe hanno denunciato 109 titolari di allevamenti. Le accuse sono gravi: avvelenamento di sostanze finalizzate alla produzione, commercio di prodotti adulterati e frode in attività commerciale. Sarà l'esito delle analisi a stabilire se davvero tali reati sono stati commessi.
Sequestrate ingenti quantità di mozzarelle e trovate pure fialette di anabolizzanti e di ormoni della crescita. Su settanta analisi a campione eseguite negli ultimi dieci giorni nelle due Asl della provincia di Caserta, trenta sarebbero risultate fuori norma. I provvedimenti si sono resi necessari dopo le verifiche dei carabinieri del Noe, su disposizione della Dda, che erano partite da un quadro pieno di contraddizioni fatto di dati dell'Asl che segnalavano la presenza di diossina nel latte, di sequestri di allevamenti disposti e mai eseguiti e di un ruolo della criminalità organizzata. Dati che non combaciavano con quanto autocertificato dalle aziende, secondo le quali non c'era alcuna diossina, e anche con quanto era venuto fuori da uno screening effettuato da ottobre 2007 e febbraio 2008 secondo il quale i casi di positività alla diossina accertati erano risultati appena 16 su 117 campioni esaminati. Ecco perchè la magistratura e il Noe hanno deciso i blitz e i sequestri: per effettuare controlli e contro-analisi che potranno fare chiarezza sulla vicenda. C'è poi un altro aspetto al vaglio della magistratura: ordinanze di chiusura di allevamenti per il rischio diossina mai eseguiti.
Preoccupazione per l'intera vicenda è stata espressa da Coldiretti: «Occorre fare al più presto chiarezza per tutelare l'immagine di uno dei prodotti più rappresentativi del Made in Italy come la mozzarella di bufala. In questa regione ne vengono prodotte circa 33 mila tonnellate, con un fatturato di oltre 300 milioni di euro e 20 mila occupati». I sequestri sono scaturiti da un'inchiesta sulle attività dei clan della camorra attivi nel Casertano legate allo smaltimento dei rifiuti tossici, attività svolta per anni dalle organizzazioni criminali della provincia di Caserta, capeggiate dal clan dei Casalesi. Gli esperti ritengono che i rifiuti tossici, così come gli incendi di rifiuti, siano all'origine dell'inquinamento da diossina. La sostanza entrerebbe nella catena alimentare attraverso il foraggio delle bufale che producono il latte utilizzato per la produzione della mozzarella. La diossina può essere cancerogena e avere effetti anche a livello ormonale ma solo oltre una certa soglia di sodaggio.

fonte: iltempo.it

Mozzarella di bufala, Tampieri: allarmi infondati, c’è di peggio

Roma, 25 mar (Velino) - Un allarme quello della diossina nella mozzarella di bufala campana, le cui grida sono arrivate fino al Giappone con Tokyo che sta vagliando in queste ore se bloccare l'import del famoso alimento campano. E le conseguenze economiche e sociali per l’intero comparto, compreso l'impatto sul turismo, sono inevitabili. E mentre i carabinieri del Noe e del Nas sequestravano nei giorni scorsi alcuni campioni di latte e di mozzarella nell’agro casertano per controllare la quantità della pericolosa sostanza nelle bufale e nel latte, la Corea del Sud (che nel solo 2007 ha mosso un giro d'affari legato all'import del made in Italy alimentare pari a 2.538 mld di euro) già decideva di interrompere le importazioni di mozzarelle italiane. Un bando, quello coreano, che al ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Paolo De Castro era già parso eccessivo. “Anche perché i prodotti su cui è stata rilevata la contaminazione potrebbero non essere italiani oppure essere stati reimportati attraverso altri stati”, ha spiegato il ministro nel dichiarare che “sono già stati avviati, da parte del dicastero, i contatti con Seul per fare chiarezza sulla vicenda”. E secondo il sottosegretario alle Politiche agricole Guido Tampieri si tratta di allarmismo più che di allarme. E si rischia di creare sovrapposizioni erronee in grado di compromettere seriamente l’intero settore e l’immagine dei prodotti italiani all’estero. “Non c’è proporzione tra il grido d’allarme lanciato e il reale stato delle cose”, spiega al VELINO. “Sono sicuro di poter affermare che il 99 per cento della mozzarella di bufala Dop è fuori da ogni rischio per i consumatori”.

Secondo Tampieri la mozzarella di bufala campana è entrata in un vortice mediatico che ha creato delle pericolose sovrapposizioni. “Nel giro di poco tempo – spiega – si sono verificati una serie di eventi negativi che hanno provocato una suggestione generale nei consumatori sia italiani che stranieri”. E il primo evento è stato quello di poco più di un mese fa relativo alla brucellosi, e sul quale il ministero ha preso già provvedimenti “sebbene non ci siano stati rischi per i consumatori”, precisa Tampieri. Poi l’emergenza rifiuti e infine l’allarme diossina. “La diossina nella mozzarella non è assolutamente determinata dall’emergenza rifiuti – tiene a precisare Tampieri. “La verità è che ogni problema legato alla regione Campania viene riflesso automaticamente sul prodotto simbolo della regione. L’allarme diossina sulla mozzarella di bufala non ha ragione di essere anche perché i controlli vengono svolti periodicamente su tutta la produzione Dop”. E proprio per dare maggiore certezze ai consumatori la regione Campania sta lavorando per porre un ulteriore certificazione sulla mozzarella rispetto agli altri prodotti Dop italiani.

“Stiamo lavorando insieme ai produttori per recuperare l’immagine perduta in questi ultimi mesi”, prosegue Tampieri. Una specie di campagna promozionale quindi per ridare lustro al famoso prodotto italiano. “Ora si è fermato tutto a causa della campagna elettorale ma credo che sia in ogni caso poco producente fare semplice pubblicità”. Secondo Tampieri si deve lavorare invece per sovvertire i timori nel punto da cui sono partiti e per fare questo occorrono prove scientifiche. “Si tratta di attestare ciò che c’è e che non c’è realmente nella mozzarella di bufala e mettere i risultati agli occhi di tutti”. Meno parole e maggiore chiarezza scientifica quindi. Questa la ricetta per far rientrare l’allarme diossina – brucellosi – rifiuti legato alla mozzarella. E si può iniziare proprio da una maggiore informazione a proposito della reale mappa dei siti nazionali ritenuti a rischio diossina. “La questione della Campania riguarda solo l’un per cento del territorio nazionale. Se i consumatori avessero sotto gli occhi la mappa dei siti italiani a rischio diossina, si renderebbero conto dell’enfasi esagerata che è stata data alla questione della mozzarella. E sono sicuro – conclude - che i coreani possono consumare con tranquillità i nostri prodotti campani, sicuramente molto migliori, dal punto di vista della salubrità, di quelli che consumano tradizionalmente”.
(Edoardo Spera) 25 mar 2008 13:51

fonte: ilvelino.it

Rifiuti Campania, Giappone blocca mozzarella di bufala

ROMA (Reuters) - Dopo la Corea del Sud, anche il Giappone chiude le proprie dogane alla mozzarella di bufala campana. Lo ha riferito oggi il Consorzio Mozzarella di Bufala Campana Dop che ha appreso la notizia da proprie fonti londinesi.

"Stamattina mi hanno chiamato da Londra degli esportatori che lavorano con i nostri caseifici i quali mi hanno dato notizia di un blocco imposto da Tokyo alle nostre mozzarelle in dogana", ha detto Domenico Pelagalli, addetto stampa del Consorzio, aggiungendo che sarebbe "in atto un ritiro dagli scaffali della mozzarella già commercializzata".

"Ho chiesto conferma, tramite il Consorzio, al ministero (delle Politiche agricole e forestali) e da questo abbiamo avuto la doccia fredda della conferma", ha aggiunto Pelagalli.

La Corea del Sud ha vietato ieri l'importazione della mozzarella di bufala campana dopo la diffusione della notizia che potrebbe essere stata prodotta con latte contaminato dalla diossina. La polizia di Napoli la scorsa settimana ha detto di stare indagando per capire se il latte di alcuni allevamenti di bufale sia contaminato dalla diossina.

Secondo Coldiretti, la contaminazione riguarderebbe solo un'esigua parte della produzione, ma "serve subito una seria azione diplomatica per superare i blocchi alle importazioni che rischiano di provocare un ingiustificato effetto valanga sulle vendite stimate in calo fino al 60 per cento", ha detto Coldiretti oggi in una nota.

"Si tratta - sottolinea la Coldiretti - di misure sproporzionate ed ingiustificate che sono assunte sotto la spinta emotiva di informazioni false e superficiali che i ministeri competenti a livello nazionale devono saper contrastare sulla base delle importanti attività di controllo e certificazione effettuate".

La questione dei rifiuti in Campania ha costituito negli ultimi mesi un'emergenza ambientale per il rilascio di sostanze inquinanti e diossina nel terreno, oltre ad aver suscitato infiammate proteste da parte della popolazione e ad essere uno dei temi al centro della campagna elettorale.

"Le barriere commerciali nei confronti della mozzarella di bufala sono - sostiene la Coldiretti nella nota - il primo effetto esplicito dei danni provocati a settori importanti dell'economia dai ritardi accumulati nell'affrontare l'emergenza rifiuti in Campania, alla quale vengono strumentalmente collegate".

Per ora non è stato possibile trovare conferme indipendenti dal ministero delle Politiche agricole o dalle autorità giapponesi.



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